Covid tracker internazionale: aggiornamento al 29 giugno

Covid tracker internazionale: aggiornamento al 29 giugno

Ultimo aggiornamento per il coronavirus tracker di YouGov

Il supporto per le misure anti-coronavirus dei governi decresce ulteriormente in Europa e in America più di quanto non accada in Asia

YouGov ha continuato a chiedere ai rispondenti di molti paesi del mondo il proprio grado di supporto a vari tipi di misure che i loro governi potrebbero prendere per provare a combattere la diffusione del virus.

È da tempo che il supporto per queste politiche sta crollando in tutte i paesi. Quello che si nota, tuttavia, è quanto esso sia decresciuto tra gli europei e americani rispetto ai cittadini asiatici e australiani.

La differenza è ancor più rilevante se si prende in considerazione la chiusura delle scuole. In media, il supporto per tenere ragazze e ragazzi a casa è crollato di 48 punti percentuali dal proprio picco nei paesi europei e americani, rispetto a -20 punti percentuali in Asia e Australia.

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Cancellare gli appuntamenti o gli interventi di routine in ospedale è anch’essa una misura divenuta molto meno popolare in Occidente (-47 punti percentuali in media dal proprio “picco di supporto”) rispetto all’Oriente (-25 punti).

Inoltre, mentre vale la pena notare che il sostegno a queste misure ha raggiunto il suo massimo più tardi in Asia e Australia, il ritmo con cui è sceso in questi paesi è stato comunque più lento che in Europa e America.

In qualche paese le persone stanno iniziando a considerare finita la crisi del coronavirus

Durante le ultime sette settimane YouGov ha chiesto alle persone se credano che la situazione coronavirus, nel proprio paese come nel resto del mondo, stia migliorando o peggiorando.

Quel che ne è emerso è che in certi paesi c’è la convinzione che, almeno entro i confini nazionali, l’epidemia del COVID-19 abbia fatto il suo tempo. Questa visione è comunque condivisa da una minoranza, per il momento.

Le persone in Vietnam sono le più propense a dichiarare che l’emergenza nel proprio paese sia passata, vero per il 16% di esse. In Tailandia la pensano allo stesso modo il 13% della popolazione, mentre a Taiwan il 9%. In Cina solo il 4% attualmente è della stessa idea, nonostante prima della nuova ondata di Pechino, a metà giugno, questo stesso indicatore aveva raggiunto il 10%.

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Nonostante solo il 2% delle persone in Malesia sostenga che il coronavirus sia acqua passata nel loro paese, unendo questo dato a coloro i quali pensano che la situazione stia migliorando otteniamo la percentuale più alta tra tutti i paesi intervistati, il 96%.

Seguono Tailandia al 95% e Vietnam al 94%.

Il contesto è meno roseo negli altri paesi. In Messico solo il 21% pensa che la situazione stia migliorando o sia finita, e anche il 23% degli indiani la pensa allo stesso modo; l’India ha infatti raggiunto i 500 mila casi di contagio recentemente.

Le persone, in tutte le parti del mondo, sono molto meno ottimiste riguardo al fatto che la pandemia stia migliorando a livello globale. La percentuale di chi la pensa così ristagna tra 14 e 51 punti percentuali di distacco rispetto a chi pensa che la situazione stia migliorando a livello nazionale.

Tuttavia, solo in pochi paesi la fiducia nella situazione nazionale è così bassa da far sì che, in questi casi, la situazione globale venga vista mediamente meglio. Questi paesi sono l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti, la Polonia, l’Indonesia, il Messico, l’India e le Filippine.

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Supporto al governo nazionale

Il supporto dei cittadini messicani per il proprio governo subisce un calo ancora più evidente questa settimana, passando da un punteggio net di -21 ad uno di -32, con solo il 31% dei messicani che pensa che il governo stia gestendo bene la crisi rispetto ad un 63% che pensa il contrario.

In penultima posizione troviamo la Polonia, con un punteggio di -18. Molti polacchi (il 54%) dichiarano che il proprio governo ha svolto un cattivo lavoro nel gestire l’epidemia nazionale, mentre solo il 36% pensa che sia stato fatto un buon lavoro.

 

A seguire troviamo i governi di Francia (-12), Stati Uniti (-11) e Regno Unito (-10). Nel caso francese questo rappresenta una notevole flessione rispetto alla settimana scorsa, quando il loro punteggio net era lievemente positivo (+2). Gli Stati Uniti restano stabili, mentre nel Regno Unito, invece, il nuovo score rappresenta un miglioramento dal precedente -18.

L’unico altro paese a presentare un punteggio net negativo è la Svezia (-2). Per la prima volta da metà marzo, ci sono più svedesi che ritengono che il proprio governo stia facendo un cattivo lavoro rispetto ai concittadini che la pensano al contrario. Nel giro di un solo mese la Svezia ha visto il proprio punteggio crollare da un relativamente alto +19.

L'indicatore di supporto al governo nazionale vede, come di consueto, il Vietnam (+94), la Malesia (+93) e Taiwan (+82) alle prime posizioni.

Dove il supporto al governo non è come dovrebbe essere

Il confronto tra l’indice di supporto al governo ei livelli di fiducia negli enti nazionali di salute ci permette di identificare due tipi di situazioni: una dove le due metriche vanno di pari passo e un’altra dove questo non avviene.

Nella seconda situazione troviamo paesi dove si pensa che il servizio sanitario nazionale abbia svolto un buon lavoro a fronte di un operato del governo ritenuto non all’altezza. Tra questi paesi spiccano il Regno Unito e la Spagna, dove il livello di fiducia nelle autorità sanitarie è di gran lunga più alto di quello nel governo.

Considerando i trend nella maggior parte dei paesi, si potrebbe affermare che la fiducia nelle autorità sanitarie rifletta il livello di fiducia che il governo avrebbe dovuto avere se non fossero stati fatti “pasticci” nella gestione della crisi.

Il gap è più alto nel Regno Unito, dove il 40% pensa che il governo stia facendo un buon lavoro a fronte di un 85% che si dichiara fiducioso nel sistema sanitario nazionale.

I risultati più recenti mostrano inoltre che, mentre l’80% degli spagnoli ha fiducia nelle autorità sanitarie, solo il 48% valuta positivamente l’operato del governo, risultando in un gap di più di 30 punti percentuali.

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I governi di Francia e Svezia mostrano anch’essi performance piuttosto scarse in questo senso. Se infatti un 60% dei francesi crede nel proprio sistema sanitario, solo il 41% valuta positivamente il proprio governo. In modo analogo, due terzi degli svedesi ha fiducia nella propria sanità contro meno di metà per quel che riguarda la gestione del governo ai tempi del coronavirus.

I due paesi con la minor quota di fiducia nelle autorità sanitarie mostrano, coerentemente, anche bassi livelli di supporto nell’operato del governo. In Messico, dove la crisi epidemica è in peggioramento, solo il 36% delle persone esprime fiducia nella sanità, un valore simile al 31% di chi si dice positivo verso il proprio governo.

Gli Stati Uniti mostrano valori di fiducia nella sanità e nell’operato del governo di 49% e 41%, rispettivamente.

Mascherine

Il Regno Unito continua a rappresentare un caso particolare quando si parla di mascherine. Nonostante l’uso di questo strumento di protezione stia lievemente crescendo, sono ancora meno di un terzo i britannici (31%) che dichiarano di usarlo.

Gli scandinavi sono ancora più riluttanti nell’indossare la mascherina, mostrando valori dal 3 al 7%. Considerando il numero di casi pro capite in questi paesi, oltre agli alti livelli di paura di contrarre il virus, il risultato appare sorprendente.

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L’unico altro paese comparabile in termini di rarità d’uso della mascherina è l’Australia, al 21%. Tuttavia, l’Australia ha avuto molti meno casi pro capite e i suoi cittadini sono molto meno spaventati dal virus. Non sorprende, di conseguenza, lo scarso uso di essa.

Quali sono le principali paure legate al coronavirus?

Da cosa sono più preoccupate le persone in relazione al coronavirus?

Il mondo, in tal senso, si divide in due grandi gruppi: quello dei paesi dove le persone sono più preoccupate dalle loro finanze (11 paesi su 26) e quello dove l’impatto sulla società nel complesso continua a rappresentare il principale fattore di preoccupazione (13 paesi su 26). Vale la pena notare Taiwan, dove questi due tipi di apprensione risultano alla pari.

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Tutti i paesi dove la principale preoccupazione è finanziaria si trovano o in Asia o nel Medioriente. Gli unici paesi o regioni asiatiche nel gruppo del “danno alla società” come preoccupazione principale sono la Cina, Taiwan e Hong Kong.

La salute personale tende ad essere in fondo, o vicina al fondo, nella lista delle preoccupazioni, ad eccezione di Svezia e Danimarca.

Nella maggior parte dei paesi la paura del coronavirus sembra essere pari a quella di ammalarsi gravemente o morire a causa d’esso, ma ci sono alcune eccezioni

La quota di cha paura di contrarre il virus è comprensibilmente simile a quella di chi ha paura di ammalarsi gravemente o di morire a causa d’esso. Nella maggior parte dei paesi studiati, i valori di questi due indicatori (paura di contrarre e paura di ammalarsi gravemente o morire) sono distanziati al massimo da 8 punti percentuali.

Non mancano però le eccezioni. In Cina, mentre il 61% ha paura di contrarre il virus, solo il 37% teme la morte o uno stato di salute grave: un gap di 24 punti. Lo stesso accade in Vietnam e in Tailandia, dove assistiamo ad un gap di 21 e 19 punti percentuali, rispettivamente.

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