Conflitto in Ucraina: cosa ci si aspetta da aziende e brand?

Conflitto in Ucraina: cosa ci si aspetta da aziende e brand?

A un mese dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina che ha causato un riaccendersi del conflitto, molte aziende hanno preso misure per limitare o fermare le proprie attività in Russia o mostrare solidarietà alle persone colpite dalla guerra. Cosa pensano gli italiani a riguardo?

La metà degli italiani pensa che aziende e marchi dovrebbero prendere posizione a riguardo, a cui si aggiunge un ulteriore terzo dei rispondenti che non pensa sia necessario, ma ritiene che le aziende possano prendere posizione se lo ritengono. Solo il 10% pensa che aziende e brand non dovrebbero prendere posizione.

Tra chi pensa che le aziende debbano o possano prendere posizione, le azioni che raccolgono più supporto sono quelle concrete per evitare di supportare il conflitto o a sostegno di chi è colpito dalla guerra. Al primo posto troviamo infatti “avviare una transizione energetica in modo da non dipendere da forniture provenienti da zone di conflitto”, per il 56%, seguito da “rimuovere i fornitori russi” al 49%. Donazioni ad associazioni umanitarie e iniziative a supporto dei dipendenti colpiti sono appaiate sopra al 40%. Interrompere le operazioni in Russia ma continuare a pagare i dipendenti raccoglie più consenso rispetto a interrompere le operazioni licenziando i dipendenti (37% vs 28%).

Al netto di ciò che gli italiani pensano, come reagirebbero di fronte alle azioni prese da un’azienda di cui sono clienti?

Raccolte fondi e donazioni ad associazioni umanitarie spingerebbero circa un terzo dei rispondenti ad acquistare di più dall’azienda o dal marchio che se ne rendesse protagonista. Anche una pubblica presa di posizione contro la guerra e l’assunzione di profughi ucraini raccolgono molte più reazioni positive che contrarie, con oltre il 24% e il 21% rispettivamente che acquisterebbero di più, contro circa uno su dieci che acquisterebbe di meno o boicotterebbe.

Azioni che invece genererebbero una reazione negativa includono supportare pubblicamente il governo russo (che genererebbe un boicottaggio per il 43% dei rispondenti e una riduzione degli acquisti per il 16%), mantenere fornitori legati al governo russo (il 23% boicotterebbe, il 22% ridurrebbe gli acquisti), o continuare le operazioni in Russia come se niente fosse (il 22% boicotterebbe, e un altro 22% ridurrebbe gli acquisti). Tuttavia, i rispondenti fanno una distinzione tra le aziende legate al governo russo e i dipendenti russi: un’altra azione che genererebbe una reazione nettamente negativa è infatti il licenziamento dei propri dipendenti russi.

Anche il non prendere posizione viene da alcuni ritenuto un comportamento punibile: un’azienda che rimanesse neutrale vedrebbe oltre la metà dei clienti non modificare il proprio comportamento d’acquisto (53%), ma il 17% lo ridurrebbe e un 8% si spingerebbe al boicottaggio, contro solo un 5% che acquisterebbe di più.

Nota Metodologica

Questo report è stato realizzato utilizzando dati rilevati tramite metodologia Omnibus con rappresentatività politica.

YouGov ha intervistato, in modalità CAWI, un campione di 1021 rispondenti, appartenenti al panel proprietario YouGov e rappresentativi della popolazione italiana di età 18+, inclusa rappresentatività politica (PolRep).

Il sondaggio è stato condotto dal 15 al 21 marzo 2022.

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