Italiani e consumo critico: Boicottaggio sì, ma...

Italiani e consumo critico: Boicottaggio sì, ma...
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Cosa pensano gli Italiani di consumo critico e boicottaggio? Un nuovo sondaggio di YouGov Italia lo ha chiesto a oltre 1.000 rispondenti, rappresentativi della popolazione maggiorenne.

Oltre un terzo degli Italiani dichiara di aver boicottato in passato (11%) o di boicottare tutt’ora (23%) una marca o un’azienda. Questi risultati sono allineati alla precedente ricerca di YouGov in materia. A questo 34% si affianca un ulteriore 37% che dichiara di non aver mai messo al bando una marca, ma di non escludere di farlo in futuro. Solo il 22% sembra escludere in toto questa eventualità.

Ci sono tuttavia dei distinguo. Da un lato, tre quarti dei boycotters hanno messo almeno 2-3 marche nella “lista nera”. D’altra parte, il 37% degli Italiani pone l’affinità al proprio gusto ed esigenze davanti ai valori della marca quando si tratta di fare una scelta.

Abbiamo quindi una popolazione quasi equamente ripartita in terzi, in cui un terzo sono boycotter, spesso multi-brand, mentre un altro terzo mette il proprio gusto davanti ai valori, con molti che escludono il boicottaggio anche in futuro; tra questi due gruppi, l’abbandono della marca rimane un’opzione, ma è importante la presenza di valide alternative oltre che una motivazione: “Sì, ma...”

Quali ragioni spingono quindi gli Italiani verso un boicottaggio?

Come nella maggior parte delle relazioni, anche tra marca e consumatore il rapporto è basato sulla fiducia: le “linee rosse” più citate sono infatti inganno o informazioni fuorvianti da parte dell’azienda in merito agli ingredienti e alla provenienza dei prodotti (53%), seguite dalla scarsa trasparenza riguardo all’utilizzo di sostanze nocive (49%). Importante anche il rispetto di ambiente, lavoratori e benessere animale, citati rispettivamente dal 48, 47 e 42% dei rispondenti come ragioni per un trascorso o potenziale boicottaggio.

Più probabile che i consumatori perdonino all’azienda delle pratiche commerciali controverse, tra cui cartelli di prezzo e vendita a capitali esteri, mentre incontrano più ostilità evasione fiscale, corruzione e delocalizzazioni produttive.

La divergenza di opinione tra consumatore e azienda è qualcosa su cui si può lavorare: solo l’11% cita divergenze politiche con la propria marca di riferimento come ragione di un abbandono, mentre pesano di più le divergenze tematiche sociali (di genere, etniche o sessuali), al 23%.

Come si riconquista il consumatore perduto?

Che il tempo guarisca le ferite non sembra trovare riscontro in questi casi: nella maggior parte dei casi sono necessarie azioni concrete, scuse ufficiali o impegni da parte dell’azienda, mentre solo una minoranza di chi è “tornato indietro” da un boycott lo ha fatto per via del passare del tempo (19% di questo sotto-insieme).

Il recente caso della pasta di semola

Il dichiarato teorico sembra trovare riscontro nel recente caso della polemica riguardante i “formati storici” del pastificio “La Molisana”: se il 60% degli intervistati sostiene che le scuse dell’azienda fossero dovute, più della metà (31%) è soddisfatto dalle stesse, a cui si aggiunge un ulteriore terzo (32%) secondo il quale troppa importanza è stata data alla questione.  

 

Metodologia

Il sondaggio è stato effettuato online, su un panel proprietario di YouGov. I dati sono ponderati per essere rappresentativi della poopolazione adulta italiana. Interviste condotte dal 15 al 18 gennaio 2021 su un campione di 1019 persone rappresentative della popolazione italiana (18+).

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