Primo Maggio 2021: tra il ricordo del passato e un occhio al futuro del Lavoro

Primo Maggio 2021: tra il ricordo del passato e un occhio al futuro del Lavoro
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Il Primo Maggio si celebrano in tutto il mondo le conquiste dei lavoratori. L’Italia non fa eccezione: il 56% degli intervistati celebra questa ricorrenza, contro il 44% che non lo fa. Il Primo Maggio viene festeggiato in modo spesso semplice, ma significativo: il 48% di chi celebra lo fa con un giornata in famiglia, o trovandosi con amici per festeggiare (30%), il 26% guarda programmi televisivi a tema, mentre una persona su dieci partecipa ad eventi culturali o, in tempi precedenti al Covid, a cortei e manifestazioni.

La percentuale di chi festeggia il Primo Maggio vengono rispecchiate nella fetta di italiani che ritiene la ricorrenza utile, pari al 55% del totale (oltre il 70% tra chi festeggia); il 27%, per contro, ritiene il Primo Maggio poco utile (27%) o per niente utile (14%) nel promuovere le istanze del mondo del lavoro.

Tra le ragioni per cui il Primo Maggio viene ritenuto utile spicca il ricordare alle nuove generazioni che i diritti sono stati conquistati e non vanno dati per scontati (per il 62%), ma anche la capacità di unire i lavoratori di diversi settori (37%) e riportare i temi del lavoro al centro del dibattito pubblico (32%). D’altra parte, chi non ritiene la giornata utile dubita che una sola giornata possa fare la differenza per questa tematica (per il 44%), oppure ritiene che la festa sia ancorata a un mondo del lavoro che non esiste più (33%). Lo scetticismo è piuttosto diffuso anche per quanto riguarda la rappresentatività del Primo Maggio, con il 43% che lo ritiene eccessivamente politicizzato, o che comunque non rappresenti gruppi quali i lavoratori autonomi (14%) e i giovani (13%).

La diversità di vedute riguardo l’utilità del Primo Maggio non sembra però correlata alle opinioni riguardo ai temi più caldi del mondo del lavoro: scettici e sostenitori della Festa dei Lavoratori sono infatti divisi o concordi al proprio interno in percentuali molto simili su quasi tutti i temi.

Alcuni punti mettono (quasi) tutti d’accordo: quattro italiani su cinque sono d’accordo sull’obbligatorietà del salario minimo, più di tre quarti (77%) pensano che i contratti flessibili tengano i giovani in uno stato di precarietà, e il 70% pensa che i tirocini non retribuiti dovrebbero essere vietati. Più di due italiani su tre (69%) ritengono che sia necessario proteggere il mondo del lavoro dalle pressioni della globalizzazione e che bisognerebbe tassare di più la ricchezza per alleggerire il carico fiscale sul lavoro. Risultano più divisivi alcuni slogan celebri quali “Lavorare meno, lavorare tutti”, “Il posto fisso è un concetto superato”, o “Non manca il lavoro: mancano i lavoratori con le giuste competenze”. Le differenze più evidenti tra sostenitori e scettici del Primo Maggio riguardano l’opinione dei sindacati: utili per i primi (47% vs 23%), interessati solo ai propri membri per il 60% dei secondi.

Ma quali sono i temi del lavoro a cui gli italiani vorrebbero dare più rilevanza? In cima al podio ci sono rilevanza maggiore da dare al tema, pur già dibattuto, della disoccupazione (46%), e parità di genere e conciliazione lavoro-famiglia (46%); più staccato un maggiore coinvolgimento di giovani e studenti. Fra i temi che guardano al futuro e alla tecnologia spiccano rischi e benefici del lavoro da remoto (29%) e il rapporto tra tecnologia e occupazione (per il 25%); più indietro il tema della Gig-Economy, citata dal 17%, cifra che però raggiunge il 24% tra i giovani 18-24.

Nota Metodologica

Il sondaggio è stato effettuato online, su un panel proprietario di YouGov. I dati sono ponderati per essere rappresentativi della popolazione adulta italiana. Interviste condotte il 27 Aprile 2021 su un campione di 1034 persone rappresentative della popolazione italiana (18+).

Imagen de Michal Jarmoluk en Pixabay
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